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Song
Reviews for 'Falldown' posted at Garageband.com
"Soulful, Bluesy, hits you right in the gut. I'm humbled. I know when I am in the presence of great artists and that is the case here. This songs is almost primal and goes straight to the heart. Good singing, great blues guitar. And, what I think is really important this has a great sound. Some might say this is a simple song but that's the beauty of it. Nothing is in it that doesn't belong. It all fits. Well done!!!!" "I have been listening
to the 'alternative' section for a while, and found many of the things
copies of each other, your stuff was a break for me, it was refreshing
merely because it doesn't try to be hard, but pays attention to the
musical aspect of your music and i respect that."
"I thought the song
was very well done. I kept waiting for the big loud build up that never
came. It kind of keeps you guessing and entertained." "You guys sound kinda
like Guns N Roses. I don't know why, I just thought to myself Guns N
Roses." PRESS RELEASE - April - 2002
PRESS RELEASE - 2001 It may be impossible to describe the importance of just one record in the world of independent music today, but for Alex James Muscat, 'just one record' is everything that validates this reclusive and often misunderstood artist. Featuring his matter of fact lyrical style, set to familiar alternative rock arrangements, BLUEPRINT bares little resemblance to the pop-soaked markets and hip hop chart toppers of the new millennium, more a document of past influences and efforts that imply a desire to grow as a songwriter and producer. Now, almost two years later, many things have changed. While longtime friend and collaborator Anthony 'TROUBLE' Valli is enjoying the platinum success of Crazy Town's - The Gift Of Game, Alex has kept busy producing master recordings for artists on his newly formed label Last Stop Records, currently tracking 10 original songs to be included as part of his new solo effort, set for a 2002 Summer release.
Published in NO WARNING!
Issue Number 19 Devo ancora riuscire a capire perché noi Italiani riusciamo sempre (o quasi) a distinguerci in maniera negativa rispetto agli altri. Non si tratta di esterofilia, e voglio chiarire subito di cosa sto parlando. Io ricordo che, nel periodo della mia adolescenza (stiamo quindi parlando della fine degli anni 70 / inizio 80), quando la presenza di gruppi stranieri sembrava essere stata bandita su tutto il territorio nazionale, spopolò il fenomeno cantautorale, che per il sottoscritto divenne un vero incubo. A distanza di anni mi capita ancora di ironizzare su quei personaggi, che un mio arguto conoscente ha chiamato compagni di merende, canticchiando un motivo del tipo Evo un opevaio che andava a lavovave alla Fiat con laccompagnamento di due accordi in croce zappati su una chitarra scordata, ma al di là delle facili ironie su simili individui che si sono fatti una fortuna approfittando del vuoto lasciato dai musicisti stranieri per un lungo periodo, ancora una volta il passare del tempo (grande consigliere) mi ha dato modo di fare delle riflessioni. Quella che pensavo essere una figura tipicamente Italiana (il cantautore) è invece sempre esistita ed è ancora esistente anche allestero (il songwriter). Qualcuno in questo momento potrà pensare Beh, se tu sei ignorante che colpa ne abbiamo noi, e non avrebbe nemmeno tutti i torti, ma ammetterete che in quel periodo un ragazzino che non avesse un fratello maggiore o un amico più grandicello preparato in materia, sotto il bombardamento radiofonico che propinava solo Dalla, De Gregori, De Andrè e compagnia bella ben difficilmente poteva formarsi musicalmente. Solo con il passare degli anni i nomi di Bob Dylan, Cat Stevens, Tim Buckley, Nick Drake, Roy Harper hanno acquistato un significato, e soprattutto mi hanno fatto capire la natura dellanomalia Italica : un sostanziale vuoto compositivo e strumentale, mascherato da un impegno di facciata che permetteva a chiunque di cantare storielle di vario tipo strimpellando pochi accordi su una chitarra. Nel periodo a cui facevo riferimento in precedenza, mentre allestero i nuovi linguaggi del punk e della new wave andavano soppiantando le complicate sintassi dei movimenti preesistenti, in Italia il cantautorato diventava espressione istituzionalizzata di autarchia musicale, con risultati cosi disastrosi da far quasi gridare al miracolo quando si affacciò sulle scene il vero rock di Vasco Rossi. E improprio mettere in piedi simili paragoni? Non so, certamente la figura del songwriter allestero ha maggior spessore, capacità e dignità di quanto abbia nel Bel Paese, e per un Alex Britti che si rigira nella vasca cè un Ben Christopher che tesse raffinate trame sonore. E solo uno dei tanti esempi che si possono fare, ma dopo questo lungo preambolo entriamo nel merito. Alex James Muscat, musicista proveniente da San Francisco, ex membro di Ten To Six e Shrug con diversi demos all'attivo, rientra a pieno titolo nella categoria delle one-man rocknroll band : Blueprint è stato scritto, arrangiato, suonato, registrato e prodotto interamente dal titolare del lavoro, che nellarco delle quattordici tracce di questo disco si diverte a spaziare tra gli stili più svariati, dallhard rock delliniziale Motordrive e della successiva Easy (dove non è difficile cogliere echi dei Kiss depoca) alla ballad elettroacustica di Falldown e The Game (questultima con delle somiglianze con il Francis Dunnery più americano), mentre altrove siamo vicini alle formule sempliciotte di bands come Green Day (è il caso di Old School e Address Book). Ma Muscat è capace anche di confezionare gustosi e pregevoli arrangiamenti, come gli archi presenti nella gradevole ballad Innocence o il bel giro di basso in Down The Road, pezzo che riporta alla memoria il Lou Reed di RocknRoll Animal. Massicce dosi di hard zeppeliniano e delle sue filiazioni statunitensi sono rintracciabili in Earache #9 e Under Ground, reinterpretate con un approccio grunge che pervade lintero lavoro, incentrato sulla voce ruvida e sulle efficaci schitarrate di Alex James Muscat, al quale bisogna riconoscere il merito di aver assemblato un lavoro allinsegna di una efficace semplicità, diretto e urbano, a cominciare dalla foto di copertina. Sempre meglio che libevave le classi oppvesse dalla propria villa sul lago |